Pashkët në Lezhë – Dhurohen 3 mijë vezë për qytetarët

Një shportë gjigande me vezë u vendos këtë mëngjes në sheshin “Papa Gjon Pali II” të Lezhës, si një mikpritje e veçantë lezhjane për festën e Pashkëve.

 

Ringjallja e Krishtit në qytetin e Lezhës u festua ndryshe këtë vit. Bashkia e Lezhës e ndihmuar nga biznesmenë dhuroi rreth 3 mijë vezë për Pashkët. Të veshur me kostumet tradicionale të zonës, të rinjtë i ofruan çdo kalimtari ushqime për këtë ngjarje të madhe të krishtërimit.

 

Pjesë e festimeve u bë edhe biznesmeni Lirim Torba, besimtar mysliman. Ndonëse i përket besimit mysliman, ai thotë se festat janë të përbashkëta dhe kjo është e dukshme në Lezhë.

 

Kjo mënyrë e festimeve për ringjalljen e Krishtit tërhoqi vëmendjen e qytetarëve lezhjanë, që iu bashkuan këtij aktiviteti, ndërsa vlerësuan iniciativën e ndërmarrë. Pjesë e aktivitetit u bë edhe qendra kulturore e fëmijëve me performaca të ndryshme artistike.

di Pietro Ricciardi
Storia, cultura, arte, gastronomia, tradizioni sono gli ingredienti di base che Adristorical Lands vuole
utilizzare per promuovere nuove forme di turismo sostenibile che valorizzi le risorse dei territori che si
affacciano sulle due sponde dell’Adriatico. Scopriamole insieme Quello che ha legato le due sponde dell’Adriatico per centinaia di anni è uno strano destino. Un braccio di mare che separa territori tanto vicini, come l’Italia e l’Albania, e pure incredibilmente lontani.
Per troppo tempo è prevalso il sospetto sulla ragione, eppure i due Paesi hanno molto in comune. Fino a qualche lustro fa in questo stretto braccio di mare si scrutava l’orizzonte con angoscia (era il periodo degli sbarchi). Da allora molto è cambiato.
L’Albania è un paese davvero da scoprire. Ho apprezzato alcune sue peculiarità in occasione del tour organizzato da Adristorical Lands che ci ha visti impegnati per sei giorni, dal 27 marzo al 1° aprile scorsi, a visitare quattro destinazioni: la città di Lezha in Albania, la provincia di Bari e le regioni Molise e Abruzzo.
Adristorical Lands è un progetto nato per creare nuove forme di turismo sostenibile e offrire opportunità economiche e culturali ai paesi che si affacciano sul Mare Adriatico. Fanno parte del progetto i territori di Slovenia, Croazia, Albania, Montenegro, Bosnia-Herzegovina e le regioni costiere adriatiche dell’Italia.
Albania, il paese delle Aquile
La mia prima volta in Albania è una vera sorpresa. Dopo un’ora e 40 minuti di volo da Milano, arrivo all’aeroporto di Tirana. La cosa che colpisce dall’alto prima di atterrare è la visione di una città colorata. Dopo averla vista dall’aereo, per farsi un’idea di come si estenda bisogna guardarla da un punto di osservazione straordinario, la Sky Tower. E noi ci siamo andati.
Tirana vista dall’alto della Sky Tower panoramica La forza e il lavoro nelle sculture e nei dipinti conservati alla Galleria d’Arte Contemporanea In cima alla torre c’è un ristorante e, sopra, il Bar Panoramico incorniciato da un’unica vetrata.
Da qui c’è la migliore vista di Tirana sia di giorno che di notte. Mentre sorseggio un aperitivo con i colleghi e gli accompagnatori, la piattaforma si muove di 360 gradi mostrandoci un panorama e una vista meravigliosa. Il tempo però ci ha tirato un brutto scherzo. Ha cominciato a piovere e addio belle foto panoramiche della città dall’alto!
Ci trasferiamo in taxi al ristorante “Il Castello” (una costruzione con tanto di torretta) nelle vicinanze di Piazza Italia. L’ambiente è accogliente. Sembra un piccolo museo con oggetti della tradizione contadina e strumenti musicali come il gusla che ha solo due corde.
La cucina è gustosa e genuina. Alcuni piatti a base di verdure e carne un po’ piccanti ricordano quelli del Sud Italia. Ha smesso di piovere e il sole fa di nuovo capolino tra le nuvole. A piedi ci incamminiamo verso il centro costeggiando il fiume Lana che taglia la città. Noto molti cantieri aperti e scopro che Tirana è una realtà in grande fermento dal punto di vista architettonico, urbanistico e sociale.
Attenzione al turismo L’Albania “è un paese giovane, dinamico, ricco di acqua, di materie prime e grandi ricchezze da sfruttare; … un paese di sole con una costa meravigliosa”, a pronunciare queste parole è Edi Rama, primo ministro albanese dal 2011. Pittore e giornalista, Rama, classe 1964 è da tutti riconosciuto come l’uomo della svolta e del rinnovamento.
Sindaco di Tirana dal 2000, si adoperò a riqualificare la città urbanisticamente e a renderla anche più vivace consentendo ai cittadini di esprimere la loro creatività
dipingendo le facciate degli edifici con colori vivaci. Nel 2004 ricevette un riconoscimento internazionale come migliore sindaco al mondo per aver trasformato l’immagine di Tirana da città grigia in città colorata. Sulla strada ci fermiamo a visitare la Galleria d’Arte Contemporanea che ospita una singolare collezione d’arte del periodo socialista, tra cui busti, dipinti, statue e fotografie oltre a una raccolta d’arte medievale. Proseguiamo verso la grande piazza: un enorme spazio aperto nel cuore della città intitolata all’eroe nazionale Giorgio Castriota detto Scanderbeg (Iskender Beg, in lingua turca) al cui centro troneggia la sua statua equestre.
Di solito, ci dicono, i turisti che arrivano a Tirana iniziano la visita da questa piazza. Noi, invece, la concludiamo. La luce del giorno sta lasciando il posto alle ombre della sera. Alle nostre orecchie arriva la voce del muezzin che richiama i fedeli alla preghiera. Uno sguardo in tondo e mi rendo conto che da questa piazza tutto è a vista d’occhio: la moschea di Ethem Bey (costruita tra il 1789 e il 1823), la Torre dell’Orologio con i suoi 35 metri (costruita nel 1830), il Teatro dell’Opera e la vista del Monte Dajti con i suoi 1.613 metri di altezza. Tirana incuriosisce mano a mano che ci si appresta a visitarla.
Il Museo Nazionale di Storia, il più completo e affascinante dell’Albania con oltre 3.600 reperti, ha un mosaico che sovrasta e adorna la facciata. Lì davanti incontriamo l’altro gruppo di colleghi proveniente da Roma. Presentazioni, saluti e partenza per Lezha.
I valori di Lezha: cultura, storia, tradizioni
La collina su cui è stato edificato il castello Lezha ha una storia molto interessante. È una delle città albanesi più antiche. Fu fondata nel 385 avanti Cristo da Dionisio di Siracusa. La città nel raggio di pochi chilometri ha mare, montagne, laghi, boschi e fiumi. Costruita in aria è visibile dai quattro lati.
Una piacevole sorpresa la visita allo Scanderbeg Memorial. Il monumento all’eroe nazionale è stato costruito nel 1981 nella chiesa di San Nicola, dove fu sepolto nel 1468, da Odhise Paskali, un famoso scultore albanese. All’interno della chiesa si possono ammirare i diversi scudi con gli emblemi delle grandi famiglie che nel 1444 parteciparono all’Assemblea di Lezha, un’alleanza difensiva contro gli ottomani promossa da Scandenberg. In questa cornice assistiamo allo spettacolo di giovani danzatori in coloratissimi costumi tradizionali e devo apprezzare, oltre all’ospitalità, la maestria dei suonatori di gusla che ricavano complesse melodie da uno strumento di sole due corde.
Il castello medievale
Per chi viene a Lezha è d’obbligo la visita al Castello Medievale, costruito nel IX secolo su una collina sopra la città, sulle rovine di un’antica acropoli come hanno dimostrato recenti scavi. Il castello è famoso perché qui si tenne la famosa Assemblea, la quale diede vita a una resistenza organizzata che durò 25 anni, fino al 1479. Il Castello Medievale di Lezha è considerato il più grande dell’Albania Centrale. L’architettura militare risale al tardo periodo romano, rimaneggiato poi in epoche bizantina e ottomana. Il cancello d’ingresso è sul lato sudovest della fortificazione e fa parte della torre di guardia. Raffinata è la tecnica di costruzione che vede le murature realizzate in grossi blocchi di pietra, tagliati con precisione e ben levigati.
All’interno del castello, appena si entra dalla porta, si scorgono i resti degli edifici ottomani, una moschea e un edificio adibito a guarnigione militare. Il piazzale intorno a questo massiccio è di circa 250 metri quadrati, mentre le mura circostanti appartenenti al periodo bizantino furono distrutte dagli Ottomani, che impiegarono le pietre per la costruzione di altri edifici. Nella parte sud-est delle mura si trova una torre che poggia su un arco romano; mentre nella parte meridionale sono visibili le fondamenta di un’altra torre. Da questo punto di osservazione si vede una grande pianura che arriva al mare dove negli ultimi anni si è edificato in modo disordinato e diffuso.
Dal mare alle colline e ritorno Il nostro viaggio dal mare alle colline prosegue alla Chiesa di Nostra Signora dell’Annunciazione e al convento francescano. Si racconta, che la loro edificazione coincida con il passaggio di San Francesco nel 1219- 1220, al suo ritorno dalla Terra Santa. Distrutta La Chiesa di Nostra Signora dell’Annunciazione nel 1478, dagli ottomani, la chiesa è stata in seguito ricostruita.
La nostra permanenza a Lezha sta per finire. Il tempo di una visita, nelle campagne del distretto, alle cantine dove si produce il vino Kallmet e, per salutare degnamente questa terra ospitale, andiamo in un posto delizioso, il ristorante Mrizi I Zanave, presidio Slow Food, dove abbiamo potuto gustare con gli occhi e col palato l’arte in cucina. Consiglio di andarci a mangiare se si viene a Lezha. Qui si usano solo materie prime rigorosamente biologiche e a chilometro zero accompagnate altrettanto rigorosamente dall’ottimo vino locale. Il tutto assaporato davanti a una vetrata dove lo sguardo si perde nella campagna tra campi coltivati a ortaggi, vigneti e frutta.